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Intervista a Mirko Fait di Mirko Fait

Il sassofono che viaggia nel Jazz – Intervista a Mirko Fait

Mirko Fait, noto sassofonista italiano, ci racconta come viaggia, da ormai trent'anni, nel tempo e nello spazio attraverso la sua musica.

25 Maggio 2017 / Di

Foto: Mirko Fait

Swing Fever – Buongiorno Mirko! Il sassofono, il compagno di una vita destinata ad essere vissuta nel jazz.

Mirko – Credo proprio di sì. Ho lottato contro me stesso e questa passione che mi cresceva dentro per anni, ma era nel DNA, faceva jazz mio nonno (polistrumentista), faceva jazz mio padre (chitarrista) e sono cresciuto ascoltando questa musica in tutte le sue forme. Il sax mi aveva sempre affascinato, sia il suono che il suo design accattivante. Ora suono tenore, soprano e contralto, e uno di loro, è sempre con me, compagno di viaggio e di vita inseparabile. Oramai sono quasi trent’anni. Iniziai per risollevarmi da un momento di crisi quando venne a mancare mia madre che ero ancora giovane.

Mirko Fait

Swing Fever – C’è un sassofonista che ti ispira o ti ha ispirato particolarmente, un suono in cui ti riconosci più degli altri?

Mirko – Mi piacciono tanti sassofonisti. Ognuno ha la sua caratterista e il suo suono. Ci sono i più gettonati John Coltrane e Sonny Rollins, eclettici e vulcani di energia, Art Pepper e Charlie Parker, grande swing e ricerca melodica per poi arrivare a Stan Gets e Dexter Gordon, suono e cuore. Ma, incredibilmente, sono stato più ispirato da un trombettista: Chet Baker. Nelle sue linee melodiche e ritmiche trovo la magia che non si può spiegare a parole, ma che parla all’anima. Quello è sempre stato il mio obbiettivo.

Swing Fever – Spazi molto come generi dal Jazz alla Bossa Nova e al Latin Jazz. E’ quasi un viaggio nel tempo.

Mirko – Non è solo un viaggio nel tempo, ma anche nello spazio. La musica per me non ha confini e non va etichettata se non per sommi versi. Il jazz è nato come contaminazione di culture e musiche diverse e così continua a essere per me. Uno degli incontri più fortunati infatti è quello del Jazz con il Brasile. Ciò che è nato negli anni ’50 e ’60 continua oggi a influenzare generazioni e paesi. Ma gli esempi sono tantissimi anche in altre contaminazioni, come Cuba e l’Europa tutta dove il Jazz continua a trasformarsi.

Swing Fever – Tornando al presente, a novembre scorso hai pubblicato un CD fatto in collaborazione con Rodrigo Amaral. Roberto Piermartire e Antonio Zambrini. Raccontaci tutto su quest’ultimo importante lavoro.

Mirko – Anche qui è stato un fortunoso incontro. Ero in viaggio nelle Marche e ho conosciuto Alessandro Andolfi, patron del Sant’Elpidio Jazz Festival e Presidente dell’Associazione Jazz di Marca. Casualmente, parlando, abbiamo scoperto di avere la stessa passione per il jazz e una volta fatte sentire le mie composizioni, ha deciso di finanziare questo progetto. Anche l’incontro con Piermartire, grande trombettista prima dei Ladri di Biciclette e poi degli Avion Travel, è avvenuto grazie a lui. Rodrigo, brasiliano di Sao Paolo, l’ho conosciuto suonando, un portento. Zambrini, invece, è docente Jazz al conservatorio di Milano e ci conosciamo da diversi anni.

Swing Fever – Dove porterai il tuo sassofono nei prossimi mesi?

Mirko – Finora siamo rimasti abbastanza in territorio nazionale, a parte qualche puntatina in Francia e Svizzera negli anni passati, ma anche qui, grazie a un bell’incontro con il DJ, producer e music designer Rem Perry, conosciuto al Midem di Cannes nel 2016, è nata una bella collaborazione. Prossimamente suoneremo una settimana a Ibiza e proprio a Cannes. Quello che infatti ha apprezzato di me, musicalmente parlando, è la mia versatilità e la mia apertura verso musiche che non siano solo jazz. Il mio modo intimistico e passionale di affrontare la musica che trapela dai ventuno album finora prodotti.

Swing Fever – Grazie tante per la chiacchierata e complimenti Mirko.

Mirko – Grazie mille a voi e ai vostri lettori.

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