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Intervista a Giovanni Gargini di Talking Ties

Da una jam session ai Talking Ties

I Talking Ties sono un frizzante trio fiorentino, con la passione per la cultura afro-americana. Conosciamoli meglio insieme a Giovanni Gargini, batterista del gruppo.

26 Febbraio 2018 / Di

Interviste Swingfever - Talking Ties

Foto: Interviste Swingfever - Talking Ties

Swingfever.it – Ciao Giovanni! I Talking Ties nascono dall’unione di tre musicisti: tu con Federico Calabretta al pianoforte e Bernardo Sacconi al contrabasso. Ci racconti come vi siete conosciuti e quando avete deciso di formare il gruppo?

Giovanni – Come molti musicisti nella storia del Jazz ci siamo conosciuti in una jam session, al Jazz Club di Firenze. Sia io che Bernardo eravamo da poco tornati in Italia dopo aver vissuto in Olanda e l’incontro con Federico ci ha fatto capire che potevamo ripartire con il piede giusto.

Il gruppo è giovanissimo, abbiamo fatto il primo concerto il 30 ottobre 2017 e dopo neanche quattro mesi siamo già a ventitré esibizioni.

Swingfever.it – Vi accomuna la passione per la cultura afro-americana e il desiderio di diffonderne la tradizione. In che modo cercate di trasmettere la vostra passione sul palco?

Giovanni – Ci accomuna la passione e la consapevolezza che il Jazz sia prima di tutto una musica con radici profonde, sia nelle componenti musicali che in quelle storiche. Una musica di rivalsa, rinascita e riscatto di popoli oppressi da schiavitù e di altri catapultati in un nuovo mondo; penso ad africani provenienti da varie regioni del continente e a europei come italiani, francesi, inglesi, olandesi, spagnoli: il vero Melting Poot di New Orleans.

Sul palco vogliamo ripercorrere la storia del Jazz, anche a livello del connubio tra intrattenimento e musica colta, un genere che nasce dal popolo e arriva nei teatri e negli ambienti di intellettuali.

Swingfever.it – Il vostro repertorio è molto vario, spazia dai grandi successi della Swing Era alle diramazioni della Black Music! Quali sono i brani che non possono mancare nel vostro repertorio?

Vi ispirate a qualche band del passato in particolare?

Giovanni – I brani che non possono mancare sono Take the “A” Train, Satin Doll e Prelude to a Kiss dei grandi maestri Duke Ellington e Billy Strayhorn, Lil’ Darling di Neal Hefti, composta per l’orchestra di Count Basie e brani tradizionali come Undecided, Bye Bye Blackbird, I Got Rhythm, e On the sunny side of the street.

La band che ci appassiona e alla quale facciamo riferimento è l’Oscar Peterson trio con Ray Brown al contrabbasso e Ed Thigpen alla batteria. Durante il nostro concerto rendiamo omaggio a Oscar Peterson suonando brani come Night Train, Salute to Bach, Hymn to Freedom e la loro stupenda versione di Volare, celeberrima e stupenda canzone di Domenico Modugno.

Swingfever.it – Durante le vostre performance vi capita di collaborare con altri musicisti?

Giovanni – L’intento di fondare un trio è stato proprio quello di aprirci a varie collaborazioni che ogni volta arricchiscono il nostro repertorio e il nostro modo di suonare.

Oltre a Giulia Bartolini, cantante con cui collaboriamo assiduamente, abbiamo iniziato da poco una collaborazione con il polistrumentista Mauro Porro e il trombettista Manuel Concettini, più altre collaborazioni in vista per il futuro.

Swingfever.it – Giovanni, sappiamo che siete dei grandi musicisti, e che con le vostre capacità canore e poli-strumentistiche offrite sempre uno spettacolo divertente e dinamico.

Ma quanti di voi sono anche ballerini? Qual è il vostro rapporto con il mondo del ballo?

Giovanni – Di ballerini per ora ci sono solo io, poi chissà se scatterà qualche nuova scintilla.

Ho iniziato a ballare nel 2011 a Firenze con Antonio Mc Villan, per poi continuare a prendere lezioni ad Amsterdam con Quinten Kray e migliorarmi con Ryan Francois.

Dopo anni di ricerche ed esperienze in ambito musicale che mi hanno fatto conoscere la cultura africana, andare in Brasile, Argentina e negli Stati Uniti, ho compreso quanto non ci sia separazione tra la musica e la danza.

In antichità queste due pratiche erano strettamente collegate e i più grandi musicisti erano anche ballerini, e viceversa.

Credo sia importante riappropriarci di queste tradizioni, provenienti soprattutto dall’Africa, per riportare musica e danza al centro della vita sociale e poterne beneficiare così della condivisione, del movimento e della consapevolezza corporea, del divertimento e di un sano rapporto con se stessi e degli altri esseri umani.

Swingfever.it – I prossimi appuntamenti con i Talking Ties a cui non poter mancare?

Giovanni – I nostri concerti sono sempre aperti ai ballerini che vogliono divertirsi insieme a noi, le date sono segnalate sulla nostra pagina facebook. In questo momento stiamo invitando tutti a una nostra iniziativa: Swingin’ in the Night.

È il primo appuntamento fisso di diffusione della musica anni ’20 – ’40 a Firenze. Ogni martedì sera saremo al Negroni in compagnia di ospiti come Giulia Bartolini, Mauro Porro, Ottaviano Caruso e Valentina Consoli, oltre a due serate speciali, una Jam di Tap Dance (Tip Tap) e a Singer’s Delight, un concerto dedicato alla voce con quattro stupende cantanti del panorama toscano. Vi aspettiamo!

Swingfever.it – Grazie Giovanni!

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