“…negli anni trascorsi a Milano raggiunsi una certa notorietà. Mi capitò spesso di stare in compagnia di grandi personaggi. Tramite Claudio Occhiena, giornalista del Corriere della Sera, frequentai Dino Buzzati e Alfredo Pigna. Durante una cena conviviale, seppur non volessi suonare, mi invitarono a farlo amichevolmente. Alla fine dell’improvvisato concerto, Giancarlo Fusco, giornalista e scrittore, rivolgendosi a Buzzati disse: “Dino abbiamo ascoltato Kramer, poi Wolmer e adesso Peppino. Temo che la popolarità della fisarmonica finisca con loro”.
La risposta di Buzzati fu: “È possibile”.
…Temo che la profezia di Giancarlo Fusco si sia avverata…”.
Peppino Principe, Oscar Mondiale della Fisarmonica 1961.
Triste e provinciale ricordo quello di Principe; in verità, nessun altro strumento, dal novecento a oggi, ha stimolato così tante ipotesi espressive e allo stesso tempo subito contradditorietà interpretative.
È di nostro interesse e circostanza ricordare il suo ruolo nel Jazz, in particolar modo nello Swing. Ci soffermeremo, però, soltanto su alcune delle personalità che hanno reso protagonista la fisarmonica in questo genere musicale. Sdoganandola dal clima che la limitava al “tradizionale”, “popolare” e in alcune circostanze “agro-pastorale”.
Nonostante notevoli contributi di autentici out-sider, spesso autodidatti, i fisarmonicisti non sono mai stati veramente protagonisti del Jazz per certi versi hanno sempre manifestato la loro appartenenza ad una corrente piuttosto che un’altra con qualche anno di ritardo. Nonostante tutto, la fisarmonica è riuscita col tempo ad acquisire maggiore identità e a proporsi in numerosi ambiti come strumento colto.
La Fisarmonica giunse negli Stati Uniti nel secolo scorso grazie ad alcuni emigranti e pare che il primo ad inserire la fisarmonica in un’orchestra fu il batterista di New Orleans Benny Peyton . Sin dai primi dieci anni del secolo scorso esisteva una tradizione fisarmonicistica nel Ragtime (musica scritta ed eseguita senza improvvisazione) grazie ai fratelli Piero e Guido Deiro i quali incisero dei rulli di Ragtime. Intorno al 1920, l’Italo-americano Tito Guidotti dirigeva un trio di fisarmoniche accompagnate da chitarra e contrabbasso.
All’inizio l’uso della fisarmonica nel Jazz fu prevalentemente orchestrale, fra il 1929 e il 1932 – primi anni dell’epoca dello Swing e quindi delle Big Band – Buster Ira Moten, pianista oltre che fisarmonicista, si esibiva nella Big Band di suo zio Bennie. In seguito, affermatisi gli arrangiamenti orchestrali, Cornell Smelser registrò con Duke Ellinghton e Benny Goodman che furono i più imponenti arrangiatori del tempo. Degno di attenzione fu il sodalizio che nacque tra Goodmann e un altro importante fisarmonicista prodigio, Ernie Felice. Felice, era conosciuto oltre che per il suo virtuosismo, anche per aver espresso e portato avanti la migliore tradizione Swing collaborato con cantanti del calibro di Doris Day e June Christy. Oltre a esibirsi brillantemente per anni nel quintetto di Goodmann – il quale lo preferì al posto di un nuovo vibrafonista – collaborò per le incisioni di Henry Mancini e altri artisti del Cinema.
Nel successivo periodo incontriamo Charlie Magnante che fu un compositore, arrangiatore e didatta fecondissimo; egli era infatti impiegato in quasi tutte le sedute di registrazione jazzistiche newyorchesi in cui occorresse una fisarmonica; non possiamo parlare di lui però come di un improvvisatore puro. Anche in Italia si iniziò a parlare di fisarmonica jazz, grazie all’eccezionale Gorni Kramer che scoprì il Jazz mediante i maestri americani non fisarmonicisti ed esprimendosi quindi in un linguaggio tutt’altro che usuale. Kramer, diplomato in contrabbasso ma fisarmonicista dall’infanzia sotto le cure paterne, disponeva di un naturale talento musicale che gli permise di imporsi oltre che come jazzista anche come autore di canzoni di successo e direttore d’orchestra.
Contemporaneo e collaboratore di Kramer fu Wolmer Beltrami. Era uno dei componenti dell’orchestra diretta da Gorni Kramer e un grande talent-scout. Beltrami fu un autore molto legato al Jazz. Suoi motivi famosi sono “Il treno”, “Carovana negra”, “Squadrone bianco” e molti altri. Nel 1960 ricevette l’ “Oscar Mondiale della Fisarmonica “.

Sempre in Italia, più giovane di Kramer e Beltrami, a presentarsi con notevole originalità e autorevole talento fu Peppino Principe. Nel 1940, dalla provincia di Foggia si trasferì al Nord ed iniziò a esibirsi a soli 13 anni con suo fratello Leonardo – noto clarinettista jazz- nel celebre Caffè Pedrocchi di Padova. Nel 1946 realizzò la prima serie di registrazioni di musica jazz con la casa discografica “ Parlophon Odeon”. Storiche sono le esibizioni del Maestro presso i locali jazz di Milano, tra cui il Capolinea. Sempre nel 1946 a Milano, fu il vincitore del Referendum Jazz come “Miglior Fisamonicista Jazz”.
Oltre alle numerose e autorevoli partecipazioni in Rai come direttore, strumentista, autore, assieme a Kramer e ad altri artisti, nel 1961 ottenne un importantissimo riconoscimento. Infatti, nel 1961, un anno dopo Wolmer Beltrami, ricevette l’ “Oscar Mondiale della Fisarmonica”, massimo riconoscimento internazionale.
Celebre è ancora oggi la sua versione jazz del “Volo del Calabrone”, che assieme ad altre trascrizioni, gli ha permesso di vendere più di venti milioni di dischi in tutto il mondo.
Con la sua fisarmonica “Excelsior” si è esibito nei più grandi teatri del mondo: Conservatorio di Mosca, Carnegie Hall di New York, Festival Hall di Londra, Sala Lisinsky di Zagabria, Gass Hall di Tokyo, Colon di Buenos Aires, Teatro dell’Opera del Cairo, Sala Playe di Parigi, Teatro alla Scala di Milano e tanti altri.
Ma tornando all’America, fra il 1940 e il 1950 si affermò un’altra corrente jazzistica, il Bebop. Una sorta di opposizione dei musicisti di colore alla commercializzazione dello Swing. Fra i fisarmonicisti che maggiormente rappresentarono questo nuovo stile musicale: Alice Hall, ritenuta la prima fisarmonicista bop, con un ardito senso dell’improvvisazione e June Garner che faceva parte dell’orchestra di Earl Hines in cui suonavano Charlie Parker e Dizzy Gillespie.
Menzione a parte meritano alcuni famosi personaggi che hanno realmente fatto la storia della fisarmonica Jazz: Art Van Damme e Mat Mathews. Art incise oltre quaranta album suonando un Jazz fortemente stilizzato ottenuto seguendo un itinerario che va dal solo al duo, al trio, al quartetto ed infine il quintetto (fisarmonica, vibrafono, chitarra, basso e batteria) che poi rappresentò la sua vera identità; da sottolineare che risultò per oltre dieci anni di seguito il fisarmonicista più votato dai critici della famosa rivista Down Beat. Jazzisticamente più rigoroso, Mat Mathews, si formò con i grandi del bop e del jazz francesi e americani; firmò una serie di dischi che lo imposero come il primo fisarmonicista di scuola moderna. Verso i primi anni del 1950, in contrapposizione al nervosismo ed alla frenesia tipica del Bebop, sorse una nuova corrente dal suono più equilibrato e “freddo”: il Cool Jazz. In questo periodo i fisarmonicisti più celebri furono: Leon Sash, famoso fra il 1954 e il 1957, da alcuni critici definito l’ Art Tatum della fisarmonica; Lanny Dijay celebre fra il 1953 e il 1955, Domme Frontiere che nel 1955 incise un album in sestetto. Tommy Gumina noto virtuoso sull’esempio di Art Van Damme e pioniere nell’uso della fisarmonica nelle sue diversità elettroniche.
La fisarmonica, con la sua versatilità e le sue contraddizioni, continua oggi a presentarsi in vari linguaggi e stili. Si sperimenta, si ipotizza, si elabora con essa. Spesso si cerca di attingere da generi o linguaggi che con il Jazz e lo Swing nulla hanno in comune. Convinti, però, che lo Swing è stato un dei momenti più significativi e creativi della storia della Musica, non possiamo che concludere con un augurio dello stesso Peppino Principe:
“ Il ruolo significativo che la fisarmonica e i suoi protagonisti hanno avuto sopratutto nel repertorio Swing, andrebbe opportunamente approfondito”
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