WOMEN OF ’50 - Moda Swing Fever

Foto: Marylin Monroe

Dal “ritorno alla normalità” alla nascita del Prêt-à-porter

«Femminilità non vuol dire convergenze di romanticismi, di stravaganze o di spettacolo, ma riconquista di valori femminili in un clima di realtà di vita»

Hubert de Givenchy

Gli anni ’50 del Novecento presentano una spaccatura piuttosto evidente dal punto di vista della moda. L’Europa è di recente uscita da un conflitto che le cui ripercussioni sono ancora evidenti a livello sociale. In generale l’aspirazione maggiormente diffusa tra la popolazione è quella di un ritorno alla normalità.

Nella prima metà del decennio si ristabiliscono alcune gerarchie sociali, ricreando l’antica frattura tra alta società e classi subalterne, che in ambito stilistico risultano piuttosto evidenti: novità e qualità sono inizialmente privilegio esclusivo delle classi più agiate, generando un conseguente ristagno del gusto comune.

L’estromissione dalle nuove voghe, porta ad un crescente desiderio di imitazione da parte delle classi borghesi: come era già successo al termine della prima guerra mondiale, la popolazione media guarda al cinema ed all’alta società come modelli.

Fortunatamente, lo sviluppo industriale ed un nuovo indirizzo nella produzione delle case di moda, renderanno il desiderio di lusso più accessibile, primo fra tutti, nel 1947 Dior apre una maison di confezione a New York dove si producono capi firmati senza costi proibitivi. Quindi, da un lato il diffondersi dei grandi magazzini consente alle donne della media e piccola borghesia di imitare, con un certo decoro, le linee lanciate dall’alta moda e dall’altro, le riviste di moda si prestano a forgiare un nuovo gusto nel pubblico femminile: molte redattrici, scegliendo tra le novità prodotte, promuovono nuove tendenze di moda, più adeguate alle esigenze della vita quotidiana. Lo scopo è creare un prodotto di moda alternativo all’alta moda, dai costi molto elevati, sia alla confezione di serie, caratterizzata dai bassi costi e la scarsa qualità.

In Europa, questo modello di produzione, nato a partire dal 1949, viene chiamato prêt-à-porter (dall’inglese ready to wear) e nel1956 la prestigiosa rivista Vogue gli dedica un numero speciale. Il suo successo è collegato alla crescente richiesta, da parte di donne di ogni ceto sociale, di poter seguire l’ultima moda compatibilmente con le possibilità economiche di cui dispongono.

La prima metà del decennio è caratterizzata dalla sensualità delle forme, il “ritorno alla normalità” porta ad un riabbracciare la “donna clessidra”, ed il fashion design si incentra su abiti fastosi con gonne ingombranti dall’ampiezza esagerata che arrivano sino al polpaccio, e da una certa esuberanza cromatica. Si interviene drasticamente sul corpo femminile imponendo, come non era più accaduto da inizio secolo, l’uso del busto, ;che struttura il corpo assottigliando il girovita, e della crinolina. È quello che viene definito il New Look.

Sin dalle prime sfilate di alta moda, nelle quali convivono tendenze classiche e barocche, emerge la pluralità delle proposte dei sarti italiani, le cui linee manifestano una notevole attinenza con quelle francesi ed in particolare con quelle del couturier per eccellenza Christian Dior.

Questi è tra i più prolifici stilisti dell’epoca, a partire dal 1947, dopo il fortunato lancio della linea Corolle, crea ben 22 nuove linee:

nel 1950 nascono la linea obliqua, asimmetrica, che prevede una differente lunghezza sui fianchi, e la linea sinuosa. Nel ‘52 è il momento della ligne longue, aderente, con giacca lunga che arriva fin sotto i fianchi, e linea ovale, con silhouette aderente che mette in evidenza l’ovale del busto e quello dei fianchi, mentre nel ’58 si sviluppa la linea tulipano: busto stretto con larga scollatura, linea affusolata, volume leggermente ampliato sui fianchi. Lo stesso anno lo stilista sorprende il mondo accorciando vertiginosamente le gonne. Man mano si tenderà ad orientare la silhouette femminile verso una forma sempre più slanciata e sottile.

Nel panorama mondiale, dal 1952, gli abiti e le gonne presentano fondamentalmente due linee:una, gonna molto ampia tagliata a godets, a un quarto o a mezza ruota, oppure a ruota intera, l’altra, contempla tailleurs dalla gonna molto stretta. In entrambi i casi la lunghezza giunge a metà polpaccio, il busto è molto attillato e mette in evidenza la rigogliosità del seno. Spesso la vita è molto stretta e posizionata nel punto naturale, anche se non mancano proposte con il taglio sotto seno. Per la sera furoreggia lo stile Secondo Impero, che prevede bustino molto stretto, ampia gonna sorretta da crinolina, ed uso di tessuti sfarzosi quali sete, rasi, velluti, tulle, broccati ricamati e cosparsi di applicazioni di vario genere.

Audrey Hepburn in Vacanze Romane
Audrey Hepburn in Vacanze Romane

La fine del New Look

Il New Look termina nel ’54, quando la moda inizia a proporre un modello femminile più fluido e lineare, eliminando il busto e la crinolina. Parte del cambio di rotta deriva anche dal nuovo modello femminile, in netto contrasto con quello precedente, arrivato dagli USA: viene lanciata la nuova diva di Hollywood, Audrey Hepburn, donna raffinata dal fisico etereo ed efebico.

È il momento della linea H di Dior, seno posto in alto e poco sottolineato, che crea un effetto di busto allungato. In sincronia con la linea H, anche i sarti italiani si sbizzarriscono con nuove linee: la linea clessidra, proposta dalle sorelle Fontana, incentrata su spalle alte, vita stretta e fianchi larghi, la linea a serpente di Simonetta, aderente fino ai fianchi e che poi si amplia nella parte inferiore. Altra novità di rilievo nel panorama italiano consiste nell’uso di nuove fibre affiancate di sovente da un uso alternativo di materiali di pregio, quali pelliccia e seta.

Il ’54 è un anno fondamentale anche per Chanel, che riapre il suo atelier, e decide di porre il fulcro della sua collezione sul tailleur, semplice ma elegante, composto di 3 pezzi: giacca, gonna o vestito smanicato e blusa. La giacca è monopetto, con piccoli risvolti o applicazioni a contrasto, allacciata con bottoni color oro e tasche applicate, foderata con la seta della blusa che normalmente ha il collo a fiocco. Chanel vuole una donna con busto piccolo ma allungato e pone la lunghezza abito o della gonna appena sotto il ginocchio. I tessuti più usati sono il jersey, il velluto,il lamè, e soprattutto il tweed melange. Nel ’57, invece, nasce quella che oggi è ancora definita la scarpa Chanel, il decolletè per eccellenza.

L’anno successivo è il momento delle linee A, che stringe le spalle ed abbassa la vita, ed Y, che le allarga, usando anche grandi colli aperti, stringendo invece il fondo abito, sempre di casa Dior, mentre Balenciaga propone l’abito a tunica con manica a tre quarti.

Oramai sono definitivamente banditi busti steccati, sottogonne e quant’altro servisse a irrigidire l’abito. I tessuti sono morbidi, si usano soprattutto chiffon, mussole, organze e seta. Il modello femminile si orienta verso la trentenne longilinea e dai fianchi non troppo pronunciati, in definitiva tende ad affermarsi una silhouette più sobria, preludio del tipo “efebico”

Gli anni ’50 si dimostrano prolifici anche per i primi casi di contro-moda, i primi segni del cambiamento a livello sociale si fanno sentire negli Stati Uniti con la moda beat e con la contestazione giovanile nei confronti della società perbenista borghese e della classe dirigente. Saranno in particolare il cinema, e la novella televisione, assieme alla musica, tramite i dischi, a creare dei veri e propri “stili di trasgressione” ed ad alimentare uno spirito di ribellione, che porta i giovani ad abbigliarsi in modo eccentrico e provocatorio.

Un tempo riservato solo a particolari occasioni della vita sociale, il nero diviene il colore prediletto dai giovani e dagli intellettuali esistenzialisti. Le donne amano portare pantaloni aderenti, i fuseau, e maglioni a dolce vita di colore nero, scarpe decolletè dal tacco basso, capelli cotonati tagliati corti e di colore scuro, mentre di norma, la moda del periodo riteneva come colore ideale il biondo.

È il periodo dei Rockers e dei Rockabilly: le ragazze vestono spesso i Jeans, arrivati dall’America ed oramai simbolo studentesco della ribellione giovanile, o ampie gonne arricciate e smettono i tacchi a favore delle ballerine.

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