Tommy Armour

Lo stile maschile tra sport e English cut

Nel primo dopoguerra le attività sportive acquistano grande popolarità ad ogni livello sociale ed influenzano grandemente i canoni stilistici dell’epoca, in particolare quelli dell’abbigliamento maschile anni ’20: il dandy ideale è vigoroso, atletico, alto, con fisico asciutto, spalle larghe e portamento distinto.

Tra gli sport più praticati, soprattutto dalle classi dominanti, ci sono certamente il golf ed il tennis, ed è in questo decennio che nascono quelle che ancora oggi sono le divise tradizionali ad essi legate. I pantaloni corti al ginocchio, detti knicker-bockers, portati con grossi calzettoni e scarpe stringate ed una semplice maglia o una camicia, sono la divisa del golfista, mentre quella composta da pantaloni lunghi, camicia, maglia con scollo a V, berretto e scarpe, tutta rigorosamente di colore bianco, è l’uniforme di chi gioca a tennis.

Tommy Armour
Tommy Armour – 1927

Al di fuori dei campi da gioco, l’eleganza è di ispirazione inglese: è Edoardo VII, principe di Galles che stabilisce le nuove direttive dell’abbigliamento maschile anni ’20. Il principe amava gli abiti dal taglio comodo, con giacche e pantaloni ampi, confezionati in tessuto tweed con disegni pied-de-poule, ed ovviamente, in Principe di Galles. Tra i tessuti anni ’20 più diffusi troviamo anche il gessato, che veniva spesso abbinato alle scarpe da passeggio a due tinte, con tomaia e ghetta in pelle di colori contrastanti.

Nel 1922, sempre dall’Inghilterra, arrivano gli Oxfordbags, altrimenti detti Tango. Si tratta di pantaloni estremamente larghi al fondo, spesso utilizzati da anticonformisti ed eccentrici, abbinati a giacca attillata e colorata. Fu proprio per l’ingente quantità di tessuto richiesta per confezionarli (alla caviglia si potevano raggiungere i 150 cm di ampiezza) che la moda degli Oxfordbags durò solo sino al 1929, quando la crisi rese necessaria una riduzione del materiale utilizzato.

La “perdita di rigidità” è evidente anche in altri capi d’abbigliamento maschile anni ’20: le camicie, ad esempio, vengono confezionate con il colletto unito e più morbido (e non più staccabile ed inamidato come in passato) ed è uso comune sostituire il gilet con un più sportivo pullover. In ambito più formale prende piede lo Smoking come capo elegante, tra cui la versione blue midnight con collo sciallato usata da Edoardo VIII, mentre il frac, ancora in voga, è meno abbottonato e si allunga nelle code di alcuni centimetri.

Altro personaggio la cui eleganza divenne iconica fu il cancelliere tedesco Gustav Stesemann. Con lui ha inizio la moda del completo spezzato che perdurerà sino ai giorni nostri, soprattutto negli abiti da cerimonia. Il completo alla Stresemann era composto da giacca nera ad un petto, gilet grigio, pantaloni gessati e cravatta chiara.

Elementi immancabili nel guardaroba dell’uomo elegante sono anche il cappello di feltro, che poteva essere portato sia con la falda alzata che abbassata, ed il soprabito, che in questo periodo si fa più attillato e sportivo, spesso con risvolti pregiati in pelliccia o raso.

Foto Charlie Chaplin
Charlot, Charlie Chaplin – foto di Gerhard Gellinger

In totale opposizione con il modello del Dandy è invece il Tramp, ovvero il vagabondo, l’uomo povero e isolato che vive ai margini della società. Si tratta di un modello che non è mai realmente entrato a far parte dell’abbigliamento maschile anni ’20 comune, ma che invitava alla ricerca di un immagine maschile alternativa a quella dominante. Ebbe tuttavia grande successo in ambito cinematografico, con il personaggio di Charlot, ideato dall’attore e cineasta Charlie Chaplin. Fu proprio lo stile “trasandatamente elegante” del vagabondo a farlo divenire un’icona storica.

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Charlie Chaplin

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