Moda maschile '60 Swing Fever

Foto: Beatles – 1964

La rivoluzione della moda uomo

La moda degli anni Sessanta è costellata di novità sotto ogni punto di vista: dal lato produttivo, abbiamo l’affermazione definitiva del prêt-à-porter, nato negli anni ’50; dal lato più prettamente stilistico si diffondono i primi casi di moda “arrivata dalla strada”.

All’inizio del decennio si possono distinguere varie modalità di produzione: quella artigianale, praticata dai sarti e destinata a vari livelli di pubblico; quella d’alta moda, destinata ad una minoranza d’elite; la confezione realizzata in serie a livello industriale, connotata da un bassissimo contenuto moda e destinata a soddisfare necessità d’uso quotidiano. Lo sviluppo dell’industria della confezione e l’imporsi delle mode giovanili contribuiscono a diffondere l’idea di una minore disparità di immagine tra le classi sociali.

Alla moda ufficiale si affiancano quella vicina alla cultura underground, derivante dall’imitazione dei cantanti e dei divi cinematografici, e quella proveniente dalla strada.

Per la prima volta dopo parecchio tempo, anche la moda maschile comincia a cambiare direzione: in Italia, nel 1969, a Palazzo Pitti, ha luogo la prima sfilata di moda maschile pronta che colma il vuoto esistente sul mercato tra i capi di alta sartoria e la confezione industriale prodotta in serie.

L’eleganza maschile si avvia ad assumere così il carattere di avvenimento collettivo, gestito dalla nuova figura dello stilista. Il marchio made in Italy verrà sostituito con quello più stimolante ed al passo coi tempi conosciuto come Italian look, definizione che manifesta l’idea di eleganza italiana, divenuta sinonimo dello status symbol raggiunto dal nuovo potere economico internazionale.

Dal punto di vista puramente stilistico, l’abbigliamento ufficiale di inizio decennio, pur avvalendosi ancora del taglio classico, evidenzia una linea più comoda che tende a slanciare la figura. Le giacche sono prevalentemente squadrate, monopetto, con spacchi laterali e abbinate a pantaloni dritti, sovente senza risvolto.

Nel genere elegante da mezza sera, la moda maschile prevede l’uso dello spezzato composto da giacca in tinta unita, di colore più scuro dei pantaloni. Tra gli abiti da sera, lo smoking con collo a scialle viene sostituito da un modello di giacca monopetto con revers a lancia, mentre nella moda elegante da giorno si conferma il classico gessato.

L’Italia, con nomi di grande spicco come Litrico, Brioni e Cacaceni, si riafferma nel suo ruolo di leader del settore moda. I sarti italiani riescono a coniugare la tradizione con le spinte innovative provenienti dalle tendenze di antimoda e contromoda, proponendo anche sahariane e giacche da guru. In Inghilterra l’Italian look affascina i nuovi edoardiani, giovani interessati ad una maggiore ricercatezza nell’abbigliamento, ispirandosi allo stile di Edoardo VIII . Tuttavia, il costo molto elevato dei capi spinge molti giovani a servirsi dei numerosi negozi sorti a Londra in Carnaby Street, dove vengono prodotti abiti molto originali, colorati e fantasiosi, che dello stile italiano non conservano però più nulla.

Londra diviene la capitale della moda maschile giovane, che in questi anni consente la massima libertà: abbandonato il classico completo (pantaloni, gilet, giacca), ciascuno mixa gli indumenti seguendo il proprio gusto e per poter esprimere al meglio la propria personalità.

L’abbigliamento maschile, grazie alle spinte unisex, si femminilizza sempre più adottando camicie arricchite di volants e di pizzi, pullover stretti e corti fino alla vita, cinture borchiate provviste di appariscenti fibbie, pantaloni stretti a vita bassa dai colori vivaci, (bianchi, gialli, viola, arancio, azzurri, etc.) che, verso la fine del decennio, diventano stretti al bacino e sulle cosce, mentre si allargano a zampa d’elefante sotto al ginocchio.

I giovani impegnati politicamente rifiutano la moda come simbolo della società dei consumi: la loro divisa diventano l’eskimo od il montgomery, il maglione a collo alto ed i jeans.

Sempre in ambito giovanile nascono i Mods (abbreviazione di modernists), un movimento giovanile inglese che dall’inizio degli anni Sessanta si contrappone ai rokers ed ai teddy boys, portando una ventata di trasgressione nella conformista società anglosassone. Di estrazione sociale medio-bassa, i ragazzi che fanno parte del movimento adottano un abbigliamento ricercato, incentrato su completi da uomo, giacca e pantaloni, fatti su misura.

Moda maschile '60 Swing Fever
Beatles – 1964

Saranno poi i Beatles, con l’inizio della loro attività musicale nel 1963, a riprendere e diffondere questo particolare stile in tutto il mondo, portando la popolazione di giovani ad imitarli in tutto e per tutto: capelli tagliati a caschetto, giacche strette, pantaloni a tubo, stivaletti neri.

Dopo le innovazioni introdotte dai mods, reinterpretate dai Beatles, verso la metà del decennio appaiono i vestiti psichedelici, sovente con fantasie optical e colori sgargianti. È il momento dello stile hippy e della moda pop delle divise militari, rese celebri dalla copertina di Sgt. Pepper’s in cui il famoso gruppo indossa delle rivisitazioni delle divise da cerimonia dell’esercito create con colori vividi e contrastanti.

La cultura hippy, nata nella città di San Francisco nel 1966 con il primo raduno Flower Power People, porta alla diffusione in ambito stilistico delle influenze etniche, in particolare quelle legate alla cultura orientale.

Anche la moda maschile più tradizionalista viene influenzata dal gusto orientaleggiante, che si manifesta non soltanto sotto l’aspetto della linea degli abiti, ma tramite l’adozione di decorazioni e fantasie dai colori vivaci. Non mancano completi realizzati con disegni paisley (classici disegni cachemire indiani riprodotti nell’omonima cittadina scozzese) oppure a quadretti e a fiori.

Tra gli accessori impazzano gli stivaletti alla caviglia provvisti di tacco, con punta arrotondata o sfilata, i mocassini e un nuovo accessorio chiamato borsello, o borsetto, molto utile dal momento che nell’abbigliamento maschile la diminuzione di vestibilità ha portato alla soppressione delle tasche.

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Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

The Beatles

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