Blog Anni ’60: gli indimenticabili

Space Oddity: il viaggio di David Bowie tra le stelle

Di Cecilia Serafini di Goody Swing

David Bowie

Foto: Ronald Douglas Frazier on VisualHunt / CC BY / Fonte / Licenza

Space Oddity: il viaggio di David Bowie tra le stelle.

L’artista che più di ogni altro, con la sua musica, è riuscito a rappresentare lo spazio, il vuoto, il viaggio verso posti lontani e sconosciuti, il distacco dalla Terra e da se stessi è stato proprio David Bowie. Con la sua Space Oddity ancora oggi ci fa sognare: ogni volta che la ascoltiamo partiamo per la luna con Major Tom e ci perdiamo nel nulla con lui, pervasi dalla stessa malinconia.
Nonostante Bowie nel 1967, a 20 anni, avesse già inciso il suo primo album, non aveva raccolto il consenso sperato. Inserirsi in un contesto musicale rivoluzionario come quello che si era creato alla fine degli anni ’60 non era facile e spiccare tra gli altri era impresa ardua. La sua vita era quindi ancora segnata dall’incertezza nel futuro.

2001: Odissea nello Spazio

Un giorno però rimane letteralmente folgorato dalla visione di un film fantascientifico che sul finire del 1968 stava riscuotendo un enorme successo 2001: Space Odissey di Stanley Kubrick. Questo è l’evento che gli cambia la vita e da cui riesce a prendere la giusta ispirazione. Di lì a poco il suo manager Ken Pitt infatti lo chiama per dirgli che vuole creare un mediometraggio dal titolo Love You Till Tuesday, un lavoro che doveva essere completamente diverso e sopra le righe. Così Bowie si mette a lavoro e scrive Space Oddity (da Space Odissey e da Oddity che vuol dire stranezza) che come disse lui fluì naturalmente. Inizialmente suonata da Bowie e dal chitarrista Hutchinson, che
insieme avevano formato un duo alla Simon & Garfunkel, registrano con pochi mezzi a disposizione il video clip per Ken Pitt il 26 gennaio del 1969: rappresentano la canzone in chiave teatrale, con Bowie che interpreta la Ground Control. In realtà i video in Love You Till Tuesday non vengono trasmessi, se non 15 anni dopo.

L’allunaggio e il successo.

Nel frattempo rendendosi conto dell’avvicinarsi della data prevista per il viaggio sulla Luna, Bowie e Pitt decidono di incidere Space Oddity in studio. Lo fanno grazie a Gus Dudgeon, dopo un rifiuto da parte di Tony Visconti il quale pare non avesse intenzione di inciderla per motivi etici, non volendo lucrare sul viaggio spaziale. Questa volta Hutchinson, il chitarrista, non viene preso in considerazione: vengono chiamati grandi nomi della musica e viene utilizzato, per volontà di Bowie, il mellotron, una tastiera che riproduce strumenti musicali tipici dell’orchestra sinfonica o voci umane che danno alla canzone la psichedelia necessaria che oggi conosciamo.

Space Oddity diviene un successo e viene usata l’11 Luglio del 1969 dalla BBC come colonna sonora allo sbarco sulla Luna, cosa che suscita prima ansia e poi ilarità in Bowie poiché chi prese quella decisione probabilmente non aveva capito che il viaggio nello spazio di Major Tom raccontato nella canzone non era a lieto fine.
Bowie riesce quindi a raggiungere le stelle con questo singolo, che entra a far parte della storia della musica: il maggiore Tom che fluttua nello spazio perdendo per sempre i contatti con la Terra è entrato nei nostri cuori, rappresentando forse quella parte nascosta di noi che vorrebbe a volte distaccarsi da tutto e da tutti, facendo perdere le proprie tracce.

Per maggiori informazioni visita The 60s Corner.

David Bowie – Space Oddity

Official video

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