Tra gli aspetti più affascinanti della musica in generale c’è l’irripetibile momento in cui, all’improvviso, nasce un nuovo suono, una nuova tendenza, qualcosa che aggrega ascoltatori e musicisti intorno a un’entità che prima non c’era. Ancora più intrigante è quando ciò accade spontaneamente dal popolo, grazie a un gruppo limitato di persone. I giovani si raccolgono intorno ad un’idea, un suono, un’estetica, ad una serie di locali e di personaggi di riferimento. E in questo modo inventano uno stile.

Siamo alla fine degli anni ‘60 e il Northern Soul impazza fra i giovani nel nord dell’Inghilterra. Ma che cos’è il Northern Soul?

È prima di tutto un genere musicale, caratterizzato da un ritmo veloce, con musica prevalentemente soul e R&B americana, ma è anche un ballo energico, praticato in singolo. È inoltre l’unico genere musicale che prende il nome dal posto in cui veniva ballato e ascoltato e non dal luogo in cui nacque artisticamente.

Un po’ di storia

Il Northern Soul, più che uno stile, è un vero e proprio fenomeno delle subculture giovanili legate all’ascolto della musica, chiamato così per la prima volta dal giornalista e collezionista inglese Dave Godin, che nel 1968 utilizzò il termine Northern Soul per differenziare la musica del suo negozio da altri generi Funk. Successivamente lo riportò per la prima volta sulla rivista “Blues and Soul” nel 1972, diffondendo il termine al pubblico. Godin dichiarò:

Incominciai a notare che i tifosi delle squadre di calcio del nord dell’Inghilterra quando arrivavano a Londra compravano dischi di black music, ma erano totalmente disinteressati alle novità delle classifiche statunitensi. Così misi i dischi a cui erano abitualmente interessati in uno spazio preciso che denominai “Northern Soul”’ (il soul del nord)

Ma torniamo un po’ indietro. Tutto iniziò quando, tra gli anni ‘50 e ‘60, il soul americano cominciò a diffondersi in Inghilterra, soprattutto a Londra dove era più forte la presenza della black community. Ben presto si stabilì un forte legame tra la black music e parte dei giovani proletari inglesi, i Mods: amavano la qualità in tutto e per tutto, soprattutto per quanto riguardava i loro gusti musicali. Sotto questo aspetto, la soul music li soddisfaceva in pieno: era nuova ed era il miglior suono in circolazione. Per la prima volta in assoluto i Mods misero in pratica uno stile di vita 24 ore su 24 che ruotava intorno a moda, musica, droga (utilizzata per ballare tutta la notte nei soul club) e modo di presentarsi.

La loro richiesta di musica e di abbigliamento favorì la nascita di una vera e propria industria rivolta soprattutto ai giovani, mentre in tutta Londra diventavano sempre più numerosi clubs in cui ballare sulle note della coinvolgente musica soul. Nella seconda metà degli anni ‘60, i Mods del nord Inghilterra davano quindi vita alla scena Northern Soul, mentre il Sud cominciava ad avvicinarsi sempre di più al funk americano.

Northern Soul Wigan
Dancers at Wigan Casino, photographer unknown | Fonte

Northern Soul: origini musicali

Se la nuova scena londinese si stava immergendo nel funk, quella del nord era invece intenta al recupero e alla conservazione dei suoni precedenti.

I dischi usciti a metà degli anni Sessanta, spesso stampati in pochissime copie, di artisti sconosciuti e mai arrivati a particolare successo, venivano così recuperati nei locali del nord dell’Inghilterra dove incominciava a girare musica ricercatissima, raffinata e selezionata con estrema cura. Si trattava di musica soul ma più veloce di quella solitamente conosciuta, arricchita da arrangiamenti di archi, ma soprattutto da ritmi infuocati: up-tempo, beat in 4/4, stacchi della sezione fiati, cori, linee di basso spesso ripetitive ma complesse, chitarre ritmate e asciutte creavano melodie ossessionanti ed irresistibili.

La soul music ha la particolarità di essere una musica vocalizzata e che si rivolge ad una comunità, soprattutto quella degli afroamericani delle chiese battiste, che negli anni ‘60 era in prima linea nel rivendicare i propri diritti. Per i sostenitori di questo genere, la voce e gli strumenti utilizzati per suonare, come la batteria, le chitarre, il basso, gli strumenti a fiato e il pianoforte sono vere e proprie estensioni del corpo, non solo di chi suona, ma anche di chi balla o ascolta. La partecipazione attiva, fatta di movimenti del corpo molto energici, rientra nello spettacolo, il tutto con chiara derivazione dalle performance gospel in chiesa, di cui la soul music è la versione profana.

Northern Soul 1
Copyright Francesco Mellina – www.redbookart.com

FRANCESCO MELLINA è un fotografo originario di Polistena, un paese della Calabria. Negli anni ’70 si trasferisce a Liverpool e nel 1981 documenta l’ultima serata al “Wigan Casino”, tempio del Northern Soul. A Luglio 2021 uscirà il libro che raccoglie le immagini dello storico evento. Su www.redbookart.com è possibile vedere il lavoro di Francesco Mellina, acquistare stampe fotografiche, nonché il suo primo libro, “REVEALED”.


Northern Soul: il ballo

Ma se la musica è importante, essenziale è invece il ballo, che si presenta come una sorta di completa fusione fra ritmo e corpo. Ognuno perfeziona il più possibile le mosse, i passi studiati secondo uno stile ben preciso, con movenze armoniche, fino a diventare sempre più complesse e addirittura acrobatiche. Salti, spaccate, piroette, la teatralità delle espressioni facciali e della gestualità, sono caratteristiche che rendono unica l’esperienza di una serata Northern Soul.

I club all’epoca erano stracolmi di gente e chi c’era racconta di un’atmosfera incredibile. Un brano poteva diventare di successo non solo perché era sconosciuto ma anche perché faceva ballare. Si ballava in cerchio o sparsi e – una novità per l’epoca – non in coppia. I battiti delle mani accompagnavano il ritmo del pezzo mentre ci si muoveva su tutta la pista. C’erano due modi principali di ballare: una combinazione di passi più o meno fissa e una che aggiungeva figure acrobatiche come ad esempio il Crazy Legs (ripreso poi dalla Breakdance) o l’Arabian (si gira su se stessi con una mano a terra e le gambe in aria, come un elicottero).

Uno dei personaggi attualmente più in vista nella scena Northern Soul è Lauren Fitzpatrick, provetta danzatrice, modella e attrice, finalista al Campionato di Northern Soul a Blackpool nel 2013. Ecco un suo fantastico video ben rappresentativo:

Northern Soul Dance Championship Final Blackpool 2013

I famosi locali in cui si ballava

Nell’era del Northern Soul, alcuni locali quali il Twisted Wheel, il Blackpool Mecca, il Golden Torch o il Wigan Casino si riempivano di ragazzi e ragazze che desideravano trascorrere tutta la notte ballando (sono note le maratone “All Nighters” che iniziavano alle 00:30 e finivano alle 8:00). Questo può definirsi l’inizio di quella che oggi chiamiamo «club culture». I gusti però erano esclusivi e raffinati, il successo di un evento era strettamente legato alla qualità della musica, per i più esigenti e profondi intenditori.

Dj come Ian Levine, Kev Roberts, Russ Winstanley, Roger Eagle e Richard Sterling erano punti di riferimento per migliaia di giovani e cominciarono così a dare la caccia ai brani più rari per stupire e divertire i sempre più numerosi appassionati che arrivavano numerosissimi da ogni dove. Uno degli aspetti interessanti della scena Northern Soul è l’assoluta autonomia (iniziale) dall’industria discografica.

La musica e il ballo erano il motore principale: ad esempio al Wigan Casino non si ballava soltanto: in sala si acquistavano e scambiavano anche 45 giri. Al club si arrivava da qualsiasi zona, con pullman e treni organizzati, a volte anche con aerei. Tutto funzionava perché il Northern Soul era un’espressione culturale spontanea, impermeabile a contaminazioni, dove il senso di comunità dominava.

Ma, come presto o tardi accade, l’industria da tempo annusava odore di profitto, così nel 1975 Russ Winstanley del locale Wigan Casino produsse un singolo attribuito ai Wigans Chosen Few “Footsee” e, per promuoverlo alla popolare trasmissione della BBC “Top of the Pops”, mandò in TV un gruppo di ballerini di Northern Soul. L’industria musicale però, non avendo mai compreso fino in fondo questo genere, non riuscì mai a controllarlo del tutto, facendo sì che diventasse uno dei più significativi movimenti underground. In seguito, grazie alla curiosità suscitata da quell’apparizione in TV, fu realizzato un documentario sulla scena Northern Soul e sul Wigan Casino.

Northern Soul 2
Copyright Francesco Mellina – www.redbookart.com

Il norther soul e la società

Il Northern Soul era per molti giovani una fuga ideale e concreta dalla realtà circostante. Non a caso, la passione si sviluppò principalmente nelle città del nord dell’Inghilterra: tetre, grigie, industriali, chiuse, ben lontane dalla multietnica Londra, ormai trainante di mode e tendenze.

Il lavoro scarseggiava e, se c’era, era soprattutto la realtà proletaria delle fabbriche, del piccolo artigianato e di lavori umili: pochi soldi e scarse prospettive per il futuro. Nelle subculture non si percepiva uno spiraglio di miglioramento, o risposte alla disoccupazione, all’emarginazione, alla routine, ai bassi salari. Non c’erano risposte al sorgere del razzismo che divideva i poveri in lotta tra loro: da una parte gli autoctoni sfruttati, dall’altra i figli degli immigrati dalle lontane colonie britanniche, cresciuti in Gran Bretagna, ma «stranieri in patria».

Le notti in pista a volteggiare su un sound riconosciuto solo dai partecipanti, un linguaggio «segreto», incomprensibile agli altri, cancellavano per qualche ora tutto questo disagio sociale, un modo per ridare dignità a migliaia di giovani.

Il Northern Soul è stato, ed è tuttora, una delle forme musicali più coinvolgenti e durature che siano mai esistite e ciò perché non fu semplicemente un genere ma costituì, e costituisce ancora, parte di uno vero e proprio stile di vita.

Uno stile inconfondibile

I frequentatori del Wheel o del Casino erano decisamente riconoscibili. Non vestivano più con Levi’s sta-prest o camicie attillate ma portavano jeans e t-shirt sportive, in particolare da bowling. Capelli medio lunghi, borse da bowling con le toppe delle varie serate, in cui mettere il cambio e le scarpe da ballo, giubbini Baracuta, gonne e calzoni larghi per muoversi al meglio, sostituiscono gli eleganti vestiti sartoriali degli anni precedenti.

La devozione al weekend tutto da ballare, alla ricerca del vinile più raro e particolare, è il chiaro segno dell’origine di questa nuova scena. Nella comunità Northern Soul il colore della pelle, l’estrazione sociale, l’inclinazione sessuale, sono sempre stati irrilevanti. L’importante era la cosiddetta «togetherness», l’essere uniti e solidali intorno a una passione comune.

Alla scoperta del mondo Northern Soul

Per una guida semplice e veloce del Northern Soul, consiglio vivamente la visione del film di Elaine Constantine “Northern Soul”, che descrive alla perfezione le atmosfere e l’ambiente della scena originale di quegli anni. La colonna sonora è ovviamente un estratto perfetto. La stessa regista ha anche scritto un omonimo libro illustrato. Il trailer ufficiale del film vi farà venire voglia di vivere in perfetto stile:

Northern Soul – Official Trailer

Su YouTube si possono trovare filmati che, attraverso immagini d’epoca, documentano quanto è accaduto e accade in questo ambiente. Ecco un video di ballerini dell’epoca al Wigan Casino:

Wigan Casino ~ Keep The Faith

Più complesso barcamenarsi tra le migliaia di compilation dedicate al genere. Sono incalcolabili i Best of Northern Soul. Il box con tre cd “Move on Up. The Very Best of Northern Soul” può essere un buon modo per avvicinarsi grazie ai suoi 75 brani decisamente rappresentativi.

Anche su Spotify potete reperire delle compilation molto interessanti e accattivanti: per citarne solo alcune, andate alla ricerca delle playlist “Northern Soul Classics”, “Northern Soul Floor Stompers” e “Rare Northern Soul 45s”.

Uno dei brani più famosi e largamente ballati che troverete nelle varie compilation è sicuramente “Tainted Love” di Gloria Jones, come anche “Soul Time” di Shirley Ellis.

Per concludere, il Northern Soul era ed è tuttora una continua ricerca di aggregazione, un movimento eccitante e liberatorio. Era il sentirsi parte di qualcosa, una sfida alle convenzioni sociali e culturali, una vera e propria fede.

E quindi…

KEEP THE FAITH!

…Era questo il motto distintivo legato al Northern Soul, un invito a portare avanti “la fede” e a perpetrarla nel tempo.

FONTI

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