Boogie Woogie

— A cura di Nicola Bazzica di Rock Your Boogie

Boogie Woogie ballo - Swing Fever

Foto: Vittorio Gassman in Riso Amaro 1949

Il ballo, le sue origini e il suo sviluppo negli anni

Dopo aver visto come nacque e si innestò in America la musica Boogie woogie, scopriamo come si sviluppò il ballo negli anni e come arrivò in Europa.

Nel periodo d’oro per lo Swing, i ballerini consumavano centinaia di scarpe ballando Lindy Hop, Collegiate Shag, Balboa e molti altri balli. Ma cosa successe quando le Big Band iniziarono a suonare nuovi pezzi di genere Boogie Woogie?

Gli stessi ballerini si adattarono. Le ritmiche e i suoni divennero più marcati, meno adatti ai movimenti “allungati” tipici del Lindy Hop, il Bounce divenne più energico e più “molleggiato”, la connessione tra leader e follower divenne più vicina e vigorosa. Si può dire quindi che il Boogie Woogie fa parte della famiglia dei balli Swing, tra i quali troviamo anche il Lindy Hop, il Collegiate Shag, il Balboa.

Cosa sappiamo delle figure?

Le figure del Boogie Woogie erano esattamente, o quasi, quelle del Lindy Hop dell’epoca ma riadattate alle nuove sonorità della musica Boogie Woogie, Rhythm and Blues e, poco dopo, del famosissimo Rock and Roll.

In Europa il Boogie Woogie come genere musicale, insieme al Jazz e allo Swing, venne portato dall’esercito Americano tramite i famosissimi “V-Disc“. Gli europei, tra cui anche i nostri nonni, ascoltarono per la prima volta queste melodie e rimasero incantati; ancora oggi ci sono persone anziane che ricordano queste band americane suonare i loro strumenti ed eseguire brani del calibro di “In The Mood” di Glenn Miller, “Boogie Woogie Bugle Boy” delle Andrews Sisters e moltissimi altri.

Questi soldati erano anche bravissimi ballerini, quindi potete immaginare lo stupore degli europei nel vederli ballare. Cosa fecero quindi i ballerini in Europa? Ricopiarono queste danze; presero spunto da ciò che riuscivano a cogliere con gli occhi, soprattutto perché i soldati non sarebbero rimasti a lungo. Secondo alcuni studi, in diverse parti d’Europa, questa danza prese svariati nomi: “Boogie Woogie”, “Rock and Roll”, “Blues Boogie”, “Be-Bop”, “Jive”. Nell’estratto video dell’Istituto Luce di Cinecittà: “Esistenzialisti in Gamba” (1951), filmato storico, si può vedere come in Italia, soprattutto in Lombardia, si ballava riprendendo i passi che erano di moda in America: il Charleston, il Fox Trot, il Lindy Hop, adattandoli a nuove sonorità. (cfr. Paola Bruno: Le Danze Swing)

In America, nel dopo guerra, la musica Swing e i relativi balli piano piano sparirono. Il Lindy Hop passò di moda, considerato patrimonio della generazione anteguerra, lasciando posto al Boogie Woogie, al Rock and Roll e a nuove danze provenienti anche dal sud-America. Era finita la guerra, le persone voltarono pagina e si indirizzarono verso nuovi generi musicali (il Lindy Hop tornerà in auge solamente tantissimi anni più tardi).

Se chiedessi, oggi, ad un ballerino di Swing americano se balla Boogie Woogie, non capirebbe cosa gli stai chiedendo: negli Stati Uniti il Boogie Woogie è musica. Grazie ad internet, ovviamente, gli americani hanno la possibilità di capire cosa sia il Boogie Woogie come stile di ballo, ma lo identificano come Boogie Woogie Europeo. Lo stesso Frankie Manning, venendo in Italia nei primi anni del 2000, pensò che il Boogie Woogie fosse la famosa figura di nome Boogie Back. Quando gli insegnanti ospitanti gli spiegarono cosa fosse, si fecero tutti una bella risata.

Ad oggi, in America, possiamo trovare un ballo che si avvicina un po’ al Boogie Woogie europeo degli anni ’80 – ‘90: l’East Coast Swing (creato dalla Imperial Society o Teachers of Dancing e dalla Dance Teachers Business Association), da non confondere con il West Coast Swing (tutt’altro stile, direttamente derivato dal Lindy Hop e impropriamente collegato a Dean Collins).

Come si ballava “Boogie Woogie” all’epoca?

Come abbiamo detto in precedenza, i ballerini di Lindy Hop si adattarono alle nuove melodie, cambiando la postura, la connessione e il bounce. La base e le figure seguivano sia i 6 che gli 8 tempi musicali.

Mentre il Lindy Hop andava verso il tramonto, i balli Boogie Woogie e Rock and Roll, nel corso degli anni iniziarono a spopolare in tutto il mondo. Abbiamo un chiaro esempio nel famosissimo video di “Let’s Rip it Up”, scritta nel ’56 da Little Richard e riproposta da Bill Haley lo stesso anno.

In Europa, ma soprattutto in Italia, abbiamo la nascita di ballerini del calibro di Bruno Dossena e Marisa Oriani, che possiamo ammirare in questo video tratto dal film “Assi alla Ribalta” (1954), uscito solo nel 1959 (cfr. Paola Bruno: Le Danze Swing)

La componente Aerials era forte e molto presente, derivava dalle figure originali del Lindy Hop. Una cosa che si può notare in modo molto marcato è l’uso del “kick”, soprattutto come variante del “triple step”, un ibrido fra Boogie Woogie e Lindy Hop. All’epoca era tutto molto improvvisato: si eseguivano delle figure standard (come Swing out, Circle, Change Place, She Goes) ma per il resto era veramente pura improvvisazione. Per tantissimi anni chiamarono “Rock and Roll”, lo stile di ballo Boogie Woogie, per via della musica, anche se i due balli sono oggettivamente differenti.

Fu proprio Bruno Dossena che, nel 1957, organizzò il primo Festival Nazionale di Rock and Roll, al palaghiaccio di Milano. Il “molleggiato” Adriano Celentano partecipò come cantante e diede il via alla sua straordinaria carriera. (cfr. Paola Bruno: Le Danze Swing)

Le primissime competizioni a livello mondiale, le possiamo vedere in questo estratto dell’Istituto Luce di Cinecittà:

Boogie slow

State pensando che il Boogie Woogie sia faticoso?

Sappiate che esistono bellissimi pezzi slow di Blues, Boogie Woogie, Rock and Roll, Rhythm and Blues i quali possono essere ballati mantenendo un perfetto stile Boogie Woogie, adattando i movimenti alla velocità della musica. La postura del corpo continua a rimanere più alta rispetto al Lindy Hop e i triple step tendono ad essere più morbidi e molleggiati.

Un esempio di Slow Boogie lo troviamo con due ballerini di fama mondiale, Bianca e Nils:

Questo video è la massima espressione di sensualità ed eleganza che si possa trovare in un Boogie Slow.

Tra social dance e competizioni

Tornando all’evoluzione del Boogie Woogie come stile di ballo, a partire dal dopoguerra, in Europa, abbiamo una crescita esponenziale di scuole di danza. Si tentava di insegnare con delle linee guida i passi e le figure standard, in modo da aiutare lo studente a capire e digerire i concetti cardine del ballo.

Nel corso degli anni, vediamo la nascita di federazioni nazionali e internazionali; il Rock and Roll e il Boogie Woogie, dalla fine degli anni ‘40, divennero anche danze da competizione, catalogate e definite come stili a sé stanti, per tutti i livelli di difficoltà ed età. Entrambe si unirono al grande calderone della danza agonistica.

Ad oggi, è molto difficile trovare lo stile di ballo Rock and Roll nelle social dance. Un chiaro esempio di come si è evoluto, lo troviamo qui:

Immaginate che cosa accadrebbe in social dance se tutti ballassero in questo modo!

Il Boogie Woogie ha subito molte modifiche nel corso degli anni, soprattutto in Italia, evolvendosi in uno stile più semplice e standardizzato, codificando la propria base di 6 tempi, su 8 tempi musicali.

Ad oggi, coloro che nel corso degli anni furono campioni mondiali ed europei, hanno apportato tantissime modifiche allo stile del Boogie Woogie. In primis, il modo di eseguire il “triple step” e, a seguire, la nascita in gara dell’improvvisazione e interpretazione, ricreando un ballo più coinvolgente e destrutturato come era in origine, riutilizzando molto le figure in 8 tempi musicali prese dal rinato Lindy Hop.

Nel video seguente si vede chiaramente l’evoluzione avvenuta dal 1991 al 2009. Alcuni di questi campioni sono, ad oggi, insegnanti di fama mondiale di Boogie Woogie e Lindy Hop.

Vivamente consigliata è anche la visione del video seguente: la Finale mondiale del 2012 (Boogie-Woogie World Championship 2012), che vede come protagonisti nomi del calibro di Susanne e Thorbjorn (NOR) – Pontus e Isabella (SWE) – Rasmus e Tove (SWE) – Francesco Pezzo e Carolina Lampugnani (ITA), attuali Maestri di ballo di fama internazionale.

Il settore agonistico ha influenzato (e sempre influenzerà) la parte social della danza, non solo per quanto riguarda le danze Swing; gli atleti, che devono rispettare le regole dettate dalle federazioni, si perfezionano sempre di più cercando di raggiungere nuovi obiettivi per vincere.

Ad oggi si fa ancora fatica a capire e a codificare il Boogie Woogie nella social dancing. In modo paradossale, questo ballo popolare molto improvvisato viene filtrato attraverso i maestri di ballo per poi tornare al popolo. Questo passaggio ha portato a una continua evoluzione della tecnica, ma ha tralasciato per tantissimi anni la spontaneità che lo caratterizzava e il vero significato del ballo popolare. Nelle competizioni ci sono regole e tecniche da rispettare ma nelle social dance non è richiesto un regolamento di base.

Come ballare Boogie Woogie in social dance?

In pista dovremmo lasciare fuori l’agonismo e l’esibizionismo. Questo è un ballo di coppia, il nostro partner è una persona con cui interagire e creare un momento magico e non va sfruttato per le proprie evoluzioni ed egocentrismo.

Una persona alle prime armi avrà la necessità di seguire le linee guida dettate dall’insegnante; una volta assimilate e perfezionate, dovrà destrutturare tutto quello che ha appreso per fare spazio alla componente di improvvisazione e spontaneità. L’insegnante darà sempre delle linee guida, sarà poi l’allievo a creare il proprio stile. Per andare avanti dobbiamo guardare indietro, prendere come base i primi ballerini Swing e il motivo per cui ballavano.

Quando si entra in pista, quando la musica prende l’anima, non si pensa troppo a quali figure eseguire: si balla con l’istinto, per sentirsi liberi da tutto. Spesso in pista capita di vedere una coppia di ballerini inventare una figura, dimenticandosela, però, durante la canzone successiva; ma è proprio questa la magia delle danze Swing.

Nessun ostacolo: date spazio alla fantasia.

Per concludere vi segnalo un importante lettura italiana a cura di Paola Bruno: Le Danze Swing.

Paola Bruno Interviste Swing Fever
  • Le danze Swing – Paola Bruno

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