Foto di Joan Crawford - donna anni ’30 Swing Fever

Foto: Joan Crawford

Il ritorno alle forme/ la moda femminile tra le due guerre

«Uno stilista deve essere un architetto per il taglio, uno scultore per la forma, un pittore per i colori, un musicista per l’armonia e un filosofo per lo stile».
Cristobal Balenciaga

Lo sgargiante sfavillio degli anni venti termina piuttosto bruscamente nel 1929 con il crollo della borsa di Wall Street a New York, causato da un’eccessiva sovrapproduzione industriale che determina il tracollo della domanda.

La crisi cambia drasticamente lo stile di vita della società: nel ‘32 a livello mondiale il numero di disoccupati arriva a 30 milioni e non sono pochi i casi di disordine sociale e recessione dei consumi. Estraniandosi il più possibile da questo contesto, l’alta e la media borghesia tentano in tutti i modi di allontanare lo sguardo dalla depressione continuando la propria vita sfarzosa nei locali, circondate da musica e Foxtrot.

Anche la moda subisce una forte battuta d’arresto, da un lato a causa di un’improvvisa irreperibilità di alcune materie prime, dall’altro perché lo stile precedentemente in voga viene ora percepito in modo differente.
Soprattutto per quanto riguarda la figura della donna anni ’30, il clima di totale incertezza legato alla crisi fa si che la Femme Fatale, androgina ed emancipata degli anni ’20 sia ora mal tollerata. Le linee dure e trasgressive vengono quindi sostituite da drappeggi, linee sinuose e morbide.

La donna anni ’30 torna ad assecondare le proprie forme: negli abiti, sia da sera che da giorno, si segna nuovamente il punto vita, la parte superiore si fa più morbida e, senza eccedere, si torna a sottolineare il punto-seno; anche le spalle vengono evidenziate tramite l’uso di imbottiture, mentre le gonne si allungano sotto al ginocchio.

Foto di Jean Harlow - Moda anni '30 - Swing Fever
Jean Harlow – 1937

La silhouette perde di aggressività e diviene più romantica: l’ideale ora è quello di una donna dall’aspetto piacevole, forte, ma che non è in competizione con l’uomo. Tuttavia, rimane molto in uso l’abito elegante di taglio maschile: il tailleur in jersey o tweed è la mise preferita di molte signore, con giacca lunga e avvitata, gonna affusolata a pieghe o svasata e top senza maniche, spesso con ampia scollatura sia davanti che dietro. In questi anni Michel Rochas è il primo stilista a lanciare il tailleur-pantalone.
La nuova linea femminile del periodo fu particolarmente valorizzata dall’abito princesse, un vestito aderente, tagliato in un sol pezzo e con cuciture verticali.

Elemento assolutamente rivoluzionario diviene la Zip, la chiusura lampo, che oltre ad essere utilizzata molto come elemento decorativo, permettere progettazioni più semplici dei capi, specialmente assieme ai nuovi tessuti Stretch, altra novità del decennio derivata in parte dalla crisi. Fu infatti il costo proibitivo di alcuni materiali naturali a far progredire la creazione di nuovi tessuti alternativi, di cui alcuni sintetici. Sono esemplari le calze di nylon, che fanno la loro comparsa verso la fine degli anni ’30: negli anni successivi al ’29, il prezzo delle calze di seta impennò al punto che molte donne usavano truccarsi le gambe con fard e matita per limitare le spese.

Altro settore che fece largo uso dei tessuti alternativi fu quello della pellicceria. Il nuovo status symbol della donna lussuosa era legato alla pelliccia di volpe, spesso usata anche come rifinitura su abiti e tailleur. Tuttavia le meno abbienti si accontentarono di pellicce sostitutive come l’agnello, il coniglio “leopardato”o lo scoiattolo.

Il cinema americano Hollywoodiano ha avuto poi grande influenza nel definire lo stile mondiale della donna anni ’30: l’imitazione del trucco, delle capigliature o degli abiti delle grandi attrici come Joan Crawford, Marlene Dietrich o Greta Garbo, avvicina le donne ai loro miti, rendendo più sopportabile il clima della crisi. Partono proprio dalle star di Hollywood i nuovi modelli di make up ed acconciature: abbandonato il corto caschetto alla Garçonne, si prediligono ora capelli più lunghi, femminili e portati ondulati come la diva Jean Harlow, mentre il trucco si fa meno marcato e più personalizzato.

Dalle dive americane viene copiato anche lo stile sportivo: in questi anni abbiamo infatti le prime consistenti modifiche ai costumi da bagno femminili, che si fanno più “scoperti”, come lo sgambato e scollato Hollywoodiano, sino ad arrivare al bikini, che per la prima volta nella storia lascerà nudi l’addome e la schiena, con scandalo tale da essere paragonato all’esplosione della bomba atomica sull’atollo di Bikini.

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