La “Trickeration” è una routine di solo jazz coreografata dalla leggendaria ballerina Norma Miller, componente dei Whitey’s Lindy Hoppers del Savoy Ballroom, acclamata e conosciuta in ogni parte del mondo come “la Regina dello Swing.”

Tutti coloro che nutrono un certo interesse per la storia del lindy hop sanno sicuramente di chi stiamo parlando, tanto immensa è la fama di questa straordinaria e talentuosa artista.

Tuttavia se qualcuno volesse conoscere qualcosa di più sulla vita di Norma si consiglia la lettura di questo articolo o dei suoi due libri autobiografici: Stompin’at the Savoy e “Swing, Baby Swing! Quando Harlem dettava legge a suon di swing!” .

Ma torniamo ora alla Trickeration, una routine davvero unica che, con i suoi continui cambi di ritmo, riesce sempre a sorprendere piacevolmente sia i ballerini che gli spettatori, in un incessante e divertente gioco tra movimento e musica.

Trickeration: le origini

Secondo il Dizionario Oxford (https://www.lexico.com/definition/trickeration) la parola “trickeration”, utilizzata principalmente nello slang afro americano deriva dalla crasi tra “trickery ” (inganno) e –ation e il suo primo utilizzo si ritrova nel titolo della canzone di Cab Calloway “Trickeration”, pubblicata nel 1931.

Cab Calloway – “Trickeration”

Il famoso cantante e musicista, in quel periodo, si esibiva regolarmente al Cotton Club con la sua orchestra in qualità di “house band” ed è molto probabile che le ballerine di fila del locale abbiano ideato una specifica coreografia sulla sua canzone, così come è altrettanto probabile che quella stessa coreografia sia, successivamente, stata eseguita anche dal corpo di ballo dell’Apollo Theatre.

Fu infatti proprio dalle Chorus Girls all’Apollo Theatre di New York che Norma “mutuò” questa coreografia  a metà degli anni ’30, definendola successivamente “l’ultimo esempio del grande e vero jazz delle Chorus Girls di Harlem” (Le Apollo Chorus Girls sono considerate la migliore “dance line” di New York. Nel 2005, la loro storia viene raccontata nel documentario “Been Rich All My Life”).

Norma utilizzò la Trickeration non solo come intermezzo durante i suoi spettacoli, ma anche come materiale per le audizioni dei ballerini che volevano entrare nel suo corpo di ballo, considerate le sue difficoltà, soprattutto ritmiche.

Nel 2010, assistita dal ballerino e insegnante Adam Brozowsky, in occasione di una serie di master classes tenutesi a New York, Norma riportò la Trickeration alla conoscenza comune dei ballerini di jazz e lindy hop di tutto il mondo, non più però sulle note della canzone di Cab Calloway, ma sul brano “Jive at Five” di Count Basie, ormai diventato globalmente collegato alla routine.

Di seguito potete vedere Adam in azione, sotto lo sguardo attento di Norma Miller:

Norma Millers “Trickeration” routine assisted by Adam Brozowski 2016

Nel 2019, anno della morte di Norma, per celebrare e onorare l’eredità della sua amica e mentore, Adam ha concepito il progetto “The global Trickeration Project” che ha visto più di 1.000 ballerini cimentarsi con la Trickeration in ben 35 paesi del mondo:

Uno splendido messaggio di unione e condivisione che ci permette di andare oltre alla coreografia e di soffermarci su altre riflessioni.

Non è un caso che Adam e Norma fossero così legati; oltre al ballo, infatti, li univa un forte e attivo impegno sul fronte dell’uguaglianza sociale.

Norma ha provato sulla sua pelle le discriminazioni razziali cui erano sottoposti gli afro americani: non per niente con le sue compagnie di ballo, “Norma Miller Dancers” e “Norma Miller and Her Jazzmen”, si unì alle battaglie per minare il razzismo nei nightclub e nei casinò di Miami Beach e Las Vegas (dove gli artisti afroamericani erano fortemente discriminati) e, negli ultimi anni della sua vita, si è fatta testimone nelle sue interviste e nei suoi libri di come il lindy hop sia e debba essere un mezzo di unione tra le persone.

Dal canto suo Adam, ormai da diverso tempo, lavora per una sempre maggior visibilità all’interno della comunità swing delle persone LGBTQAI+.

Forse ci avventuriamo in un paragone un po’ azzardato per alcuni, ma per noi, pur trattandosi di tematiche molto diverse, il loro fulcro è analogo: porre al centro l’essere umano e la sua dignità.

Aspetto che non dovrebbe mai restare fuori dalle nostre sale da ballo.

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